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Corrispettivi telematici

Chi vende al pubblico — negozi, bar, ristoranti, artigiani che lavorano per privati: le attività dell’articolo 22 del DPR 633/72 — non deve emettere la fattura, se il cliente non la chiede. Deve però memorizzare ogni giorno quello che incassa e trasmetterlo all’Agenzia delle Entrate. È l’obbligo dell’articolo 2 del D.Lgs. 127/2015, partito il 1° luglio 2019 per chi superava 400.000 euro di volume d’affari e il 1° gennaio 2020 per tutti gli altri.

Al posto dello scontrino e della ricevuta fiscale il cliente riceve il documento commerciale; al posto del registro dei corrispettivi c’è la trasmissione stessa, che lo sostituisce.

Due tempi: ogni giorno, entro dodici giorni

Che cosaQuando
memorizzazioneogni giorno: è la chiusura giornaliera del registratore, che somma gli incassi della giornata
trasmissioneentro dodici giorni dall’operazione (art. 2, comma 6-ter). Il registratore di solito trasmette da solo, subito dopo la chiusura
liquidazione IVAalle solite scadenze: i dodici giorni spostano l’invio, non il versamento

I dodici giorni sono un margine per i problemi di linea, non una seconda scadenza della chiusura: la memorizzazione resta giornaliera. Un giorno senza chiusura è un giorno senza corrispettivi memorizzati, e per l’Agenzia la differenza conta.

Con che cosa

Distributori automatici e impianti di carburante hanno regole e tracciati loro (commi 1-bis e 2 dello stesso articolo), che qui non trattiamo.

Il file della chiusura

Ogni chiusura diventa un file XML firmato dal registratore, con dentro il numero progressivo dell’invio, la matricola, e per ogni aliquota l’imponibile, l’imposta, i resi, gli annulli e il non riscosso; in fondo, quanto è stato pagato in contanti e quanto con strumenti elettronici. Dal portale Fatture e Corrispettivi i file trasmessi si possono scaricare, anche un periodo intero in uno ZIP: è quello che Cartacorrispettivi legge e riassume. Che cosa c’è nel file, campo per campo, e perché le versioni si confondono, sta nella pagina sul tracciato.

I giorni di chiusura

Ferie, riposo settimanale, chiusura per lavori: nei giorni in cui non si vende non si fa la chiusura. Alla riapertura il registratore manda, insieme alla prima trasmissione, un blocco PeriodoInattivo con le date del periodo, che dice all’Agenzia «qui gli incassi erano zero». È il campo che il tracciato descrive come il periodo in cui, per ferie, eventi straordinari «o per qualsiasi altro motivo», i corrispettivi sono di importo zero.

Per questo Cartacorrispettivi segnala come scoperto solo il giorno che non ha né una chiusura né un periodo di inattività dichiarato: quello è il giorno su cui conviene fare una domanda al cliente.

Quando il registratore si guasta

Se il registratore non funziona, i corrispettivi si annotano in un registro di emergenza (anche su carta) e si trasmettono quando il registratore torna in servizio, o dal portale, con le procedure previste dalle specifiche tecniche dell’Agenzia. Intanto va chiesto subito l’intervento del tecnico: non chiederlo è una violazione a sé, anche se non si è perso un euro di incassi (da 250 a 2.000 euro).

La verificazione ogni due anni

Il registratore va fatto verificare da un tecnico abilitato ogni due anni, entro l’ultimo giorno del mese in cui scadono i due anni dall’attivazione o dall’ultima verificazione. L’intervento finisce nel file dei corrispettivi con un codice: i codici e il loro significato sono nella pagina dei codici degli interventi.

Dal 2026, anche il POS

Dal 1° gennaio 2026 il POS con cui si incassano i pagamenti elettronici dev’essere collegato al registratore, e l’Agenzia confronta i due flussi. È la novità che produce più domande in questo momento: come funziona e cosa si rischia.

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